Attimi di Ghiaccio

La vita di ognuno è fatta di tanti attimi, la mia è fatta di attimi per la maggior parte vissuti nel ghiaccio, sia nella forma metaforica che in quella del tutto reale. Abituato quindi al freddo dentro e fuori, ho voluto rappresentare l'attimo regalando uno scatto fotografico al mio ambiente naturale: il ghiaccio. Ho voluto regalargli il calore del colore e la fantasia delle immagini celate, che si possono scoprire al suo interno. Ho voluto rendere accoglienti anche a me stesso ed al mio cuore i miei "Attimi di ghiaccio".

mercoledì 3 ottobre 2012

Tutte le sfumature del viola

Fiori nel ghiaccio

In primavera era avvezzo, per passione, raccogliere fiori coloratissimi e comporre degli splendidi mazzetti che con cura ed attenzione spruzzava con un finissimo nebulizzatore per regalar loro la freschezza della rugiada. Bloccava quell'istante di bellezza, in un attimo, infilando il mazzetto nell'ossigeno liquido, congelandolo, ibernandolo, sospendendone la vita. Poi penetrava questi fiori con un obbiettivo fotografico, ne scrutava ogni parte scoprendo ogni segreto cromatico, creando delle splendide immagini di vite sospese, recise, aggredite, resuscitate ed ibernate in attesa di tempi migliori. Spesso pensava che quel passatempo strano ed un po' violento rappresentasse la sua vita, una vita congelata tanto tempo fa, quando lei lo aveva deriso, e buttato via. In effetti quella ragazza aveva avuto di lui l'immagine di un ragazzino che amava il gioco del pallone, come tanti altri ragazzi della sua età e lo ricordava sudato e puzzolente, infangato dalla testa ai piedi. La i campi erano infangati , morti come lui agli occhi di lei. Le cose erano così cambiate tanti anni dopo quando si ritrovarono, lei era diventata un'attraente signora dedita a coltivare amicizie e relazioni sociali, anche lui era cresciuto, ma non troppo e continuava la sua vita nel ghiaccio e in quei campi morti ed infangati. Prerogativa di tutta una vita attaccata al sogno che in quei campi potesse nascere quel fiore coloratissimo e profumato che aveva piantato tanto tempo fa. Quel fiore era l'amore per quella ragazzina diventata donna e poi attraente signora. Parlavano, di fiori, di dipinti e fotografie. Lei era una brava pittrice e promise di dipingere un quadro da una sua foto, ma non se ne fece mai nulla, non ne aveva il tempo, troppo presa dalle relazioni sociali, dagli amici, quelli veri, quelli che non venivano dai campi morti ed infangati, quelli che abitavano in città, non in un paese dimenticato da Dio come lui. Lei criticava le sue foto anche se ne era attratta. Considerava lui, per quelle foto, una specie di mostro assassino e maniaco e se ne avesse avuto l'opportunità gli avrebbe tirato una sberla. Lui promise a se stesso di scongelare la sua vita per lei e volle anche cambiare il genere delle sue foto. Pensò di fotografare le nuvole: quelle di mille colori che si rincorrevano allegre ed ondeggianti nel cielo o si arrabbiavano mostrando la loro parte oscura, viva, vitale, energia pura, fulmini e tuoni potenti, scosse dal vento, sfilacciate e attraversate come frecce dagli aerei con le loro scie bianche. Ma purtroppo in quella stagione il cielo era terso, non una nuvola, non uno scatto, e nell'attesa, al sole, in mezzo a quel campo, lui piano, piano si scioglieva sempre di più . Cominciavano a mancargli le forze , colava , grondava, ma resisteva, stoico, sempre col naso in su a guardare il cielo in attesa di una nuvola da fotografare per lei, per dimostrarle che nel ghiaccio c'era la vita. Doveva ormai stare seduto le gambe non lo reggevano più . Prese anche un cavalletto perché la macchina fotografica ora pesava come un macigno. Il tempo passava e lui si scioglieva; per guardare il cielo appoggiava la testa alla spalliera della poltrona che aveva portato in mezzo al campo , i muscoli del collo non reggevano più il peso della testa. Si scioglieva! La vita colava lenta. Aveva capito che stava morendo per far nascere quel fiore in quei campi morti e fangosi, ma forse non avrebbe fatto in tempo a vivere l'emozione della sua nascita. Un mattino comparve una nuvola color rosa, aveva una strana forma, quella di un fiore, ma non era una vera nuvola, era il riflesso in cielo di un fiore nato per caso in un campo morto ed infangato. Ma lui ormai non poteva più ne vedere quella nuvola ne fotografare quel fiore, il ghiaccio che teneva insieme la sua anima ed il suo corpo si era sciolto completamente. Il fiore nato da quell'acqua che lui perdeva goccia dopo goccia sciogliendosi al sole, era sbocciato ma troppo tardi . Lei passò di li, vide una strana poltrona in un campo, abbandonata , logora come una vita sciupata, a fianco ad essa un fiore coloratissimo e bellissimo spuntava dal fango. Lo raccolse, coccolandolo come un grande amore, poi lo mise nel ghiaccio per conservarlo per sempre, come faceva un ragazzino sudato e puzzolente che conosceva tanto tempo fa.

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